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Terrazza dal santuario del monte delle formichee
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La Via del Fantini – Un nuovo cammino sui colli bolognesi

La Via del Fantini – Un nuovo cammino sui colli bolognesi

Cartello del sentiero via del fantini
La via del Fantini (CAI 805) è indicata dall’icona di Luigi Fantini

Se sei un camminatore seriale che dorme con gli scarponicini e sogna di svegliarsi alle 5 del mattino per cominciare a macinare kilometri forse ne hai già sentito parlare. Altrimenti ci siamo noi a suggerirvi questo recentissimo cammino che può essere un’ottima alternativa alla più famosa Via degli Dei.

La Via del Fantini è stata inaugurata nell’estate del 2020 lungo la Val d’Idice. Meno di 50 kilometri tra San Lazzaro di Savena e San Benedetto del Querceto passando per luoghi significativi dal punto di vista paesaggistico, geologico ed ambientale. Il nome del cammino ricorda il suo scopritore, Luigi Fantini (1895-1978) che da autodidatta innamorato della sua valle cominciò a battere ogni angolo di questa valle per lui imparagonabile per bellezza ed importanza. Gli organizzatori di www.viadelfantini.it oggi consigliano di pianificare una lenta camminata a tappe per godere al massimo dei paesaggi e del percorso, tre-quattro soste in altrettanti giorni per non perdersi proprio nulla della val di Zena.

Abbiamo riassunto per voi i tre luoghi da visitare lungo la Via del Fantini.

1) Il Parco dei Gessi e dei Calanchi dell’Abbadessa

A pochi chilometri da Bologna ha sede il più grande parco carsico in Europa, caratterizzato da vene di gesso e formazioni argillose (Calanchi) che costituiscono uno spettacolo naturale incredibile ma poco conosciuto in Italia e all’estero. Localizzato sulle colline bolognesi orientali, il parco comprende una fascia di affioramenti chiamati gessi messianini: queste aggregazioni di sale formano dorsali e rupi tipiche delle zone carsiche come doline, inghiottoi e grotte di cui parleremo più avanti. Il sale di cui sono costituite queste rocce ricorda la presenza di acque marine migliaia di anni fa. I cristalli che solidificarono oggi concorrono a dare un tocco “lunare” al paesaggio. La città di Bologna ha sempre avuto uno stretto rapporto con queste pietre tanto che le prime cerchie murarie costruite nel III secolo d.C. erano chiamate “mura di selenite”.
I Calanchi dell’Abbadessa invece sono formazioni di dorsali argillose diffuse maggiormente a sud di Bologna e quindi meno presenti lungo la Via del Fantini. Il territorio è davvero variegato, non sarà difficile riconoscere questi versanti soggetti ad una grande erosione che espone il sottosuolo delle colline. 

2) La grotta del Farneto e della Spipola

Tra i 7 e i 5 milioni di anni fa l’intero mare mediterraneo subì un quasi totale essiccamento. In quel periodo si depositarono nelle zone pre-appenniniche grandi quantità di gesso. Quando le acque dell’oceano Atlantico tornarono, il gesso depositato sul fondo cominciò ad alzarsi assieme all’Appennino. Una volta all’aria aperta, le rocce cominciarono a subire l’erosione provocata dagli agenti atmosferici dando vita ad eccezionali formazioni carsiche. Le grotte che si formarono rappresentano oggi le principali attrazioni del Parco dei Gessi e Calanchi dell’Abbadessa.

Vista dal monte delle formiche
  • La Grotta del Farneto si origina proprio grazie a queste successioni di eventi naturali. Col passare del tempo il fiume che ha scavato le rocce ha trovato un nuovo livello di base e oggi sfocia nel torrente Zena.
    Luigi Fantini nel 1924 cominciò a ispezionare le cavità del Farneto con mezzi rudimentali ed improvvisati, riportando alla luce reperti dell’età del rame e del bronzo. Oggetti e manufatti legati alla caccia e alla pastorizia che oggi sono esposti nel museo civico archeologico di Bologna.
  • La Grotta della Spipola invece è stata scoperta sempre da Luigi Fantini nel 1932 che si calò dal famoso “buco del calzolaio”. Tra saloni, cunicoli, lastre alabastrine e canali di volta, la grotta si sviluppa su due livelli principali: quello superiore è il ramo turistico e più antico, ormai fossilizzatosi mentre quello inferiore è il ramo attivo in cui scorre il rio Acquafredda. I due livelli sono separati da un pozzo elicoidale con un impressionante salto di 18 metri.

3) Monte delle Formiche

Facciata del santuario della madonna delle formiche
Il Santuario del Monte delle Formiche

Il Monte delle Formiche (Santa Maria di Zena per i più pignoli) è un rilievo di 638 metri sul mare immerso tra i colli bolognesi. Si trova a circa 30 kilometri da Bologna e rappresenta una tappa obbligata per chi intraprende la Via del Fantini.
Sulla cima del monte infatti si erge il Santuario del Monte delle Formiche, ricostruito nel 1957 dopo la seconda guerra mondiale. Dalla vetta è possibile godere di una vista a quasi 360° sulle valli dei torrenti Idice e Zena. Il nome del complesso deriva da un fenomeno naturale alquanto straordinario: ogni anno nei primi giorni di settembre sciami di milioni di formiche alate giungono da tutta Europa per riprodursi e morire. Questo evento che avviene da tempo immemorabile, nel corso dei secoli è stato interpretato come un omaggio alla Vergine a cui è dedicata la chiesa.
Il Monte delle Formiche lascerà a bocca aperti tutti coloro che avranno il coraggio di scalarlo. Dai lati della chiesa si riesce a vedere il piccolo paese di Monterenzio e le cime più alte degli Appennini Emiliani.

 

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